Il tema dell’Autonomia differenziata, che da anni stiamo cercando di rendere di pubblico dominio, sta purtroppo trovando una eco notevole attraverso il programma del centro destra, che lo pone come cardine, insieme al presidenzialismo, del proprio progetto politico.

Viceversa, da parte del centro-sinistra, che in questi anni ha sostenuto l’attuazione dell’Autonomia differenziata sia a livello regionale (Emilia-Romagna) sia con il disegno di legge dell’ex ministro Boccia, dopo che il governo Gentiloni aveva chiuso la precedente legislatura con il varo delle pre-Intese con le Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, al momento la questione non trova lo stesso spazio.

Investiti dunque dalla propaganda del centro-destra o dal silenzio e dalle ambiguità del centro-sinistra, elettori ed elettrici, grazie all’assenza di informazione su questo tema, voluta dai governi che si sono alternati dal 2018 ad oggi e praticata da molti media, non sanno quali siano le reali condizioni che la concretizzazione del dettato del comma 3 dell’art. 116 della Costituzione (come modificata nel 2001) implicherebbe.

Per questo i “Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica” hanno inviato a tutte/i i segretari delle forze che non fanno parte del centro-destra una richiesta, affinché esprimano chiaramente la propria opinione sul tema e si pronuncino senza infingimenti e in maniera inequivocabile contro questo progetto eversivo. A tutti, è stata ricordata la responsabilità storica che hanno in questo momento su un tema che può innescare processi pericolosi e non controllabili, tanto più nel contesto di crisi economica e politica, nazionale e internazionale, che viviamo.

Analogamente, i Comitati si sono rivolti agli elettori e alle elettrici affinché innanzitutto siano allertati su ciò che significa Autonomia differenziata. Inoltre, affinché accordino la propria preferenza esclusivamente a quelle forze politiche e a quei/quelle candidati/e che abbiamo espresso la propria avversione al devastante progetto, il proprio impegno a non portarlo avanti in alcun modo, lavorando, al contrario, per l’uguaglianza dei diritti di cittadini/e, ovunque risiedano, per la difesa dell’unità della Repubblica come essenziale condizione per concretizzare uguaglianza sociale, politica e civile tra tutte e tutti.

I comitati si impegnano a dar conto delle risposte che perverranno per consentire in tal modo che il tema dell’Autonomia differenziata assuma nella campagna elettorale la propria necessaria centralità e che il maggior numero di elettori ed elettrici possano conoscerne il potenziale drammatico e la reale entità della partita in gioco, in termini di vulnus all’uguaglianza dei diritti e al mantenimento nella sfera pubblica dei beni comuni, di pericolo per le conquiste sociali e per l’unità della Repubblica.

L’Esecutivo Nazionale, 12 agosto 2022

RISPOSTE FINORA RICEVUTE

Intendo ribadire ancora una volta e lo faremo per tutta la campagna elettorale che noi siamo contro l’autonomia differenziata, contro il criterio iniquo della spesa storica, siamo per l’equità sociale, per la cancellazione delle modifiche peggiorative del Titolo V, sosteniamo le vere autonomie, quelle territoriali e di prossimità, siamo per l’autodeterminazione e per dare più forza si Comuni, in una cornice di un Paese unito nelle sue diversità che deve essere solidale non egoistico.

Luigi de Magistris

No all’autonomia differenziata, senza se e senza ma!

Il PCI è tra coloro che si sono espressi criticamente nei confronti delle modifiche apportate nel 2001, su iniziativa del centrosinistra, in risposta alla spinta secessionista della Lega Nord, al titolo quinto, parte seconda, della Costituzione, ed è impegnato, a fronte dei risultati che ciò ha prodotto, al loro superamento.

Il PCI si oppone pertanto al progetto di Autonomia Differenziata che ne è disceso e che si prospetta. Un progetto che, se si guarda ad esempio alle richieste avanzate in questi ultimi anni da regioni come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia-Romagna, con un approccio bipartisan che dice tanto, è volto a consentire l’acquisizione di tutte le materie aggiuntive teoricamente attribuibili in base all’articolo116 dello stesso.

Si tratta, nella sostanza, della regionalizzazione delle scuole italiane, del trasferimento ai patrimoni regionali delle grandi infrastrutture, di una frammentazione delle politiche energetiche, ambientali, previdenziali, culturali, del lavoro.

Si tratta della nascita di vere e proprie regioni-stato nella parte più ricca del Paese, in altre parole della “secessione dei ricchi”, della messa in discussione dell’unità statuale.

Noi ci opponiamo a tale processo, le differenziazioni regionali che si prefigurano non servono al Paese, né oggi né domani. Ciò che serve è un Paese coeso, solidale.

Il Segretario nazionale del PCI

Alboresi Mauro

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