L’Esecutivo Nazionale dei “Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata, per l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica” si è riunito il 26 ottobre, proprio mentre la presidente del Consiglio incaricata, Giorgia Meloni, teneva il suo discorso di insediamento del Governo davanti alle Camere.

Senza alcuna riserva la Meloni ha dichiarato:

Siamo fermamente convinti del fatto che l’Italia abbia bisogno di una riforma costituzionale in senso presidenziale, che garantisca stabilità e restituisca centralità alla sovranità popolare. Una riforma che consenta all’Italia di passare da una democrazia interloquente” a una democrazia decidente” (…) Parallelamente alla riforma presidenziale, intendiamo dare seguito al processo virtuoso di autonomia differenziata già avviato da diverse regioni italiane secondo il dettato costituzionale e in attuazione dei principi di sussidiarietà e solidarietà, in un quadro di coesione nazionale”.

Se sul presidenzialismo queste affermazioni non possono sorprendere nessuno, in merito all’Autonomia Differenziata esse spazzano via in un sol colpo tutte le possibili illusioni sul fatto che un governo guidato da un partito con tradizione nazionalista potesse in qualche modo frenare o addirittura accantonare il processo di divisione del Paese, avviato e portato avanti da tutti i governi delle ultime due legislature. Il patto tra Lega e Fratelli d’Italia elimina qualsiasi remora identitaria: autonomia differenziata per presidenzialismo. Il legame che la Meloni ha tracciato tra l’Autonomia Differenziata e il presidenzialismo ci pone al cospetto di un tentativo di disarticolazione completa della democrazia, che si gioca su due facce della stessa medaglia. Da un lato, accentrare i poteri per imporre, costi quel che costi – sulla testa dei cittadini, dei movimenti, delle mobilitazioni, dei sindacati – misure distruttive di diritti e conquiste sociali e civili, già compromessi dai precedenti governi; dall’altro, disarticolare la Repubblica per arrivare a contratti, diritti, servizi al ribasso, con cittadini e cittadine di una regione in concorrenza con quelli/e delle altre, con l’aggravarsi di diseguaglianze e ingiustizie.

La “democrazia decidente” della Meloni è tutta qui.

Diversi tentativi di riduzione della democrazia parlamentare (sistemi elettorali maggioritari, taglio dei parlamentari, abolizione del bi-cameralismo…) e di regionalizzazione (federalismo fiscale, devolution, potestà concorrente stato-regioni su ben 20 materie con la riforma del Titolo V…) sono stati proposti nel corso degli ultimi 30 anni.

Per noi che ci siamo costituiti nel 2019 – quando il successo elettorale alle Europee della Lega, all’epoca al governo con il M5S, poneva con urgenza la necessità dell’unità e della mobilitazione per fermare l’Autonomia Differenziata – le parole della Meloni, la nomina di Calderoli come Ministro degli Affari Regionali, le prime dichiarazioni dei presidenti delle Regioni che chiedono l’Autonomia differenziata, rappresentano un salto di qualità, un attacco alla democrazia e all’unità della Repubblica mai visto, che chiama alla reazione immediata e all’unità tutte le forze legate ai valori della democrazia, dei diritti sanciti nella nostra Costituzione del 1948. 

Chiediamo al maggior partito di opposizione di uscire dalle proprie ambiguità e di troncare la complicità in un progetto eversivo, cui ha già contribuito abbastanza; a tutte le forze di opposizione, di rispondere in maniera unitaria per far fronte a questa emergenza democratica.

L’Esecutivo Nazionale, nel lanciare l’appello ai Comitati locali, al Tavolo contro l’AD, ai sindacati e alle associazioni, per riprendere e far ripartire la mobilitazione nell’unità, per il ritiro di qualunque AD, apre la discussione sul legame della lotta contro l’AD con quella per il NO al presidenzialismo.

Di fronte alla situazione nuovamente grave e urgente, l’esecutivo si riunirà il 2 novembre per discutere e proporre le prossime iniziative e ha concordato con il Tavolo contro l’AD una riunione per martedì 8 novembre.  Il momento è quanto mai grave, l’unità della mobilitazione è più che mai necessaria. 

Esecutivo Nazionale dei “Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata, per l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica”

26 ottobre 2022 

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